Il fulcro di Matrix ruota attorno al confronto fra realtà vera e realtà fittizia, verità e menzogna: la visione del film di questa dicotomia è influenzata da Platone e dal suo mito della caverna. Possiamo infatti osservare Neo come il prigioniero che decide di lasciare la caverna generatrice di illusioni e finzione. Matrix però non è una riproposizione didascalica del mondo platonico delle idee, ma una sua riscrittura. Il tortuoso percorso che conduce Neo, dopo aver preso la pillola rossa, verso la conoscenza di come stanno realmente le cose, evoca apparentemente i gradi platonici della conoscenza.
Tuttavia in Platone, il mondo sensibile non è un mondo apparente, non è finzione. Se il mondo delle idee equivale alla realtà vera e perfetta, il mondo sensibile ne è un riflesso. Matrix è una normalità irreale, imperfezione macchiata di falsità.
Come il prigioniero della caverna Neo è inizialmente abbagliato dalla luce del sole e non riesce ad accettare la cruda verità, ma alla fine ne comprende l’essenza e decide di tornare all’interno della caverna/Matrix per aiutare gli altri uomini a comprendere la verità. Nel compiere questo, l’uomo-filosofo/Neo può essere ostacolato e ucciso, da coloro che non vogliono accettare la realtà, poiché questa potrebbe comprometterne totalmente lo stile di vita perpetuato sino ad allora. Se per Platone l’ostacolo è rappresentato dall’umanità pigra e ancorata alle proprie certezze fittizie, in Matrix veste i panni di Cypher, che pur di rimanere nell’appagante ignoranza, svela i piani di Neo e Morpheus alle intelligenze artificiali.
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