Anassagora, filosofo nato a Clazomene in Asia Minore nel V secolo a.C. e attivo ad Atene prima dell’esilio per empietà, rappresenta un momento fondamentale nella storia del pensiero greco perché introduce un nuovo modo di spiegare la realtà, che unisce l’osservazione naturale a una concezione razionale e ordinatrice del cosmo. Vissuto in un’epoca dominata sia dalle idee eleatiche sia dalle tendenze pluraliste, egli cercò di conciliare la lezione di Parmenide — secondo cui nulla nasce dal nulla e nulla perisce — con l’evidenza del mutamento nel mondo fisico, salvaguardando al tempo stesso la razionalità dell’universo. A differenza dei filosofi che lo precedettero, Anassagora portò la filosofia a contatto diretto con la vita culturale ateniese, influenzando profondamente Pericle e introducendo una mentalità scientifica nella città che stava diventando il centro intellettuale del mondo greco.
La sua dottrina parte dall’idea che il mondo non possa essere costituito da un unico elemento, né che le trasformazioni che osserviamo siano reali nel senso di creazione o distruzione. Tutto era già presente originariamente: la materia è composta da una molteplicità infinita di particelle primordiali, che Anassagora chiamò “semi” o “omeomerie”. Ogni cosa contiene in sé tutte le qualità, ma in proporzioni diverse; ciò che chiamiamo “pane”, “carne”, “osso” o “oro” è tale perché prevalgono in esso i semi corrispondenti, pur essendo mescolati con tutti gli altri. Per questo motivo, nulla nasce dal nulla e nulla si annienta: ciò che chiamiamo nascita è in realtà una separazione e concentrazione di certi semi, mentre la morte o la distruzione consiste nella loro dispersione e ricombinazione. Grazie a questa intuizione, Anassagora supera sia il monismo eleatico sia le semplici soluzioni pluraliste precedenti e offre una spiegazione più articolata della varietà naturale.
Tuttavia, per Anassagora la materia non è l’unico principio della realtà. Per rendere conto dell’ordine universale e dell’inizio del movimento, egli introduce una forza intelligente e separata dalla materia, il Nous, la Mente. Il Nous, che è puro, perfetto, illimitato e onnisciente, ha dato avvio al movimento cosmico e continua a ordinarlo con finalità e razionalità. A differenza degli elementi materiali, la Mente non è mescolata con nulla: essa è distinta e possiede potere causale e conoscitivo. Questa concezione rappresenta una svolta decisiva, poiché per la prima volta nella filosofia greca compare un principio immateriale e intelligente che governa il mondo; non è ancora un dio personale nel senso religioso, ma un principio ordinatore che anticipa il finalismo platonico e aristotelico.
Anassagora propose spiegazioni naturalistiche anche per i fenomeni fisici e celesti, spesso in contrasto con le interpretazioni mitiche. Gli astri, ad esempio, non sono divinità ma masse incandescenti; la Luna non emette luce propria ma riflette quella del Sole; le eclissi hanno spiegazioni naturali e prevedibili. Questa impostazione razionale gli attirò l’accusa di empietà, perché sembrava negare il carattere divino dei fenomeni celesti, e fu costretto a lasciare Atene, trasferendosi a Lampsaco, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
L’importanza di Anassagora risiede dunque nella capacità di superare tanto il materialismo ingenuo quanto il monismo astratto degli eleati, introducendo un principio spirituale ordinatore e una teoria complessa della materia. Il mondo non è frutto del caso né semplice apparenza, ma risultato di un processo governato da un’intelligenza cosmica e realizzato attraverso mescolanza e separazione di infiniti semi materiali. Con questa concezione, egli aprì la strada alla riflessione successiva sull’intelletto e sulla causa finale, divenendo una figura imprescindibile nel passaggio dalla cosmologia presocratica alla filosofia classica.
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