Gli ionici e il problema dell'arché
Fin dai tempi antichi, gli uomini si sono chiesti perché esistono i fenomeni naturali e hanno cercato di dare spiegazioni razionali al mondo che li circonda.
La prima vera riflessione filosofica nasce in Ionia, tra il VII e il VI secolo a.C., quando alcuni pensatori iniziano a porsi domande sulla natura e sull’origine dell’universo.
I primi filosofi sono:
Talete,
Anassimandro,
Anassimene.
Tutti e tre provenivano da Mileto, una delle città più importanti e ricche della Ionia.
Questi pensatori cercano di individuare l’archè, cioè il principio originario da cui tutto ha avuto inizio.
L’archè, per loro, non è solo la materia da cui derivano le cose, ma anche la
Talete:
Visse tra la fine del VII e la prima metà del VI secolo a.C.
Era un uomo molto curioso: viaggiò in Egitto e in Asia Minore, interessandosi di astronomia, geometria e meteorologia.
Anche se non scrisse opere, è considerato il primo filosofo.
Talete sosteneva che l’archè è l’acqua, perché ogni forma di vita nasce e vive grazie a essa.
Un esempio è la nascita: il bambino viene alla luce “rompendo le acque”.
Anche gli Egizi vedevano nell’acqua una forza vitale, perché le inondazioni del Nilo rendevano fertile la terra e permettevano i raccolti.
La novità di Talete è che non usa spiegazioni mitologiche o religiose, ma ragionamenti logici e osservazioni concrete per spiegare l’origine del mondo.
Anassimandro :
Nacque intorno al 610 a.C. a Mileto ed era discepolo di Talete.
Partecipò alla vita politica della città, ma la sua vera passione erano gli studi sulla natura.
Fu il primo filosofo a scrivere un’opera, intitolata “Sulla natura” (di cui ci sono solo frammenti).
Anassimandro non credeva che l’origine fosse un elemento preciso come l’acqua, ma qualcosa di infinito e indefinito, chiamato ápeiron (cioè “senza confini”).
Secondo lui il mondo nasce attraverso un processo di separazione tra elementi opposti (caldo e freddo, secco e umido, ecc.), regolato da una legge chiamata Dike (la Giustizia).
Da questa separazione si formano infiniti mondi, che nascono e muoiono in continuazione.
L’uomo e tutte le cose provengono da questo tutto originario e, separandosi, sentono una mancanza, una nostalgia per l’unità perduta.
Per Anassimandro la nascita è quasi come una colpa da espiare, perché comporta il distacco dall’ápeiron.
Visse tra il 586 e il 525 a.C., sempre a Mileto.
Si dedicò soprattutto alle ricerche naturalistiche.
Per Anassimene, l’archè è l’aria, che rappresenta la forza vitale dell’universo.
Paragonava l’aria che sostiene il mondo al respiro che sostiene la vita degli esseri umani:
“Come l’anima, che è aria, ci mantiene in vita, così l’aria avvolge e sostiene il mondo intero.”
L’aria si trasforma attraverso due processi:
rarefazione → diventa fuoco,
condensazione → diventa vento, nuvola, acqua, terra e pietra.
Tutto ciò che esiste nasce da questi cambiamenti.
L’universo non è fisso: si trasforma continuamente e dopo ogni ciclo torna al principio originario per rigenerarsi.
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